Lettera aperta a un conducente dell'A.T.C.
Su "Il Domani" del 30 Ottobre scorso è apparsa una lettera di un non vedente bolognese, Carlo Loiodice, rivolta a tutti gli autisti ATC: poiché ci appare sostanzialmente condivisibile nello spirito che la ispira, riteniamo utile diffonderne la conoscenza fra tutti noi, ai fini di una riflessione collettiva sempre più approfondita sulle tematiche della mobilità.
Gentile amico,
ti scrivo per dirti che fra le cose che non mi aspettavo potessero
accadere qui a Bologna ci fosse questa. Sabato 25 ottobre scorso a
Palazzo d'Accursio si è tenuta una riunione congiunta delle
commissioni mobilità e sicurezza sociale delComune. Vi erano invitati
associazioni dei disabili visivi, cittadini interessati e tecnici
comunali e dell'ATC. Oggetto della riunione erano i problemi
incontrati da non vedenti e ipovedenti nello spostarsi in città.
Alcuni dei presenti hanno esposto situazioni problematiche e mosso
rilievi e critiche all'operato dell'attuale amministrazione, senza con
questo scagionare le amministrazioni precedenti. E questo è naturale.
Altrimenti perché fare una riunione se tutto va bene?
Caro conducente ATC, io e te ci conosciamo oramai da moltissimi anni.
Non parlo di me e di te come individui,, che pure spesso ci siamo
parlati, ma come immagine sociale: tu l'autista, io il cieco. Vuoi che
non abbia mai notato che alle fermate, quando puoi, ti fermi in modo
da aprirmi la porta proprio davanti? Vuoi che non mi ricordi che se
salgo sull'autobus giusto è perché tante volte sei tu a rispondermi
quando chiedo ad alta voce "che numero è"? E in certe circostanze
potrei scendere alla fermata voluta se tu non me la indicassi
cortesemente?
Potrei fare un elenco più lungo dei ringraziamenti che ti devo, ma
soprattutto voglio esprimerti un sentimento più generale. Ho notato
che questo tuo modo di essere non è dettato da un particolare
atteggiamento nei confronti di una categoria sociale svantaggiata. Ti
ho visto usare gli stessi riguardi nei confronti di persone che
all' apparenza non presentavano alcun handicap, ma semplicemente non erano
pratiche della città e quuindi sufficientemente autonome. Ho notato
che per te questo è il modo di lavorare, ed è inutile che ti dica
che
per me è il modo giusto di lavorare.
Questa dunque non me l'aspettavo.
Come sai, da anni si parla di adottare sui mezzi pubblici impianti
acustici per la segnalazione vocale delle fermate e di altre utili
informazioni. A Bologna se ne discute ancora mentre all'estero la
scelta è stata fatta ed è naturalmente a favore della
diversificazione dei canali informativi. In Italia la prassi di
annunciare in anticipo la prossima fermata è già realtà
sui treni
delle ferrovie, dove per contro è in atto la guerra alle suonerie dei
telefonini per limitare il disturbo acustico.
A Bologna questa discussione non siamo riusciti ancora a chiuderla. Ma
direi di più. Anni or sono, quando i primi speaker furono introdotti
sulla linea 13, se ne fece un gran parlare sui giornali: Bologna
ancora una volta si poneva all'avanguardia. Questo almeno credevamo
noi e ancora credono coloro che, vivendo in altre città meno "felici"
e sapendo di noi dai giornali, cadono nella trappola di ritenere vero
per sempre ciò che è stato vero ma effimero.
Oggi il "dato reale" - per esprimersi come l'Ing. Gazzotti, presente
alla riunione - è che il 70% degli autobus ATC sono già dotati
di
impianto per gli annunci vocali. Ma il "dato percepito" - per usare
ancora il linguaggio dell'ingegnere - è diverso. Traduco: è più
vero
ciò che gli altri credono di noi di ciò che noi stessi vediamo
o, in
questo caso, sentiamo.
La domanda sorge spontanea: e se gli impianti davvero ci sono, che
cosa non li fa funzionare?
Caro amico conducente, come riportato su due giornali cittadini di
domenica, alla riunione è stato autorevolmente detto che il colpevole
sei proprio tu. L'assessore Pellizzer, ma soprattutto l'Ing. Gazzotti
lo hanno detto a chiare lettere che quegli annunci danno fastidio agli
autisti e alle persone che abitano nei pressi delle fermate.
Ed eccoci al punto. Io a questo non ci credo. Intendiamoci: vista la
vita stressata che tutti noi facciamo specie sul lavoro, non fatico a
credere che in certe circostanze l'aggiunta di un suono in più
rispetto al fracasso che normalmente hai nelle oreccchie possa
irritarti. Ma, se è per questo, non credo nemmeno che tu sia contento
quando devi alzarti alle 5 la mattina o devi fare il turno di notte.
Sul lavoro dubito che si possa pretendere la felicità; si deve invece
pretendere la dignità, verificabile nei contratti di lavoro e nelle
relazioni sindacali.
Io non posso sapere come sono andate le cose in azienda su questo tema
ma, dato quanto scrivevo all'inizio, non riesco a pensare che il tuo
sia un rifiuto pregiudiziale: non mi tornerebbero i conti. Al momento
il mio "dato percepito" è che l'Amministrazione ha usato una
presunta
contraddizione tra una categoria di lavoratori e una categoria di
utenti per giustificare la sua paralisi decisionale. E la stampa, che
evidentemente questo dato non ha percepito, non lo ha nemmeno
commentato. Ragion per cui io e te dobbiamo assolutamente parlarci.
Non è pensabile che io da oggi in avanti salga sull'autobus
immaginando che tu mi consideri causa del tuo discredito fra gli
utenti. E d'altro canto non rientra nella mia visione del lavoro la
possibilità che s'imponga seccamente a un lavoratore qualcosa senza
passare attraverso un tavolo di discussione.
Non posso concludere, sia pur provvisoriamente, il discorso in quanto
la riunione iniziata sabato scorso avrà un prolungamento e si
concluderà sabato 8 novembre. Quel giorno prenderanno la parola i
"politici" e in quella sede mi attendo discorsi meno avventati anche
se, temo, più sguscianti. Il passo che sto tentando con questo scritto
mira a stabilire una qualche forma di contatto allo scopo preciso di
evitare che artificiose contrapposizioni lascino poi irrisolti i
problemi degli utenti ma anche quelli dei lavoratori.
Oltre che per il resto, ti ringrazio anche per avermi letto fin qui.
Carlo Loiodice
Pagina aggiornata mercoledì 25 febbraio 2009 alle 10.42